San Tomé

San Tomé

Siamo in località Agro di Almenno San Bartolomeo, in posizione decentrata rispetto ai luoghi abitati, ma anticamente nelle vicinanze passava il tracciato della via militare della Rezia; qui dovevano esistere una necropoli romana, come testimonia il ritrovamento, nel 1988, di una tomba
del I secolo a. C., e forse un tempietto pagano a pianta rettangolare, dedicato al dio Silvano. Le vicende iniziali della chiesa sono avvolte nell’oscurità. Pare che con il diffondersi del cristianesimo in Almenno, nel V- VI secolo fosse stata edificata un’edicola religiosa nell’area di
S. Tomè e più tardi, forse nel IX secolo, fosse stata costruita la prima chiesa di S. Tomè a pianta circolare, notizia confermata anche da alcuni documenti e dalla presenza di tombe dello stesso periodo. Nel 975 la corte feudale di Almenno fu donata dai conti di Lecco al Vescovo di Bergamo e così pure la primitiva chiesa, che fu abbandonata e ridotta ad un rudere. Fu nel 1150 circa che il Vescovo decise la sua ricostruzione sulle fondamenta della rotonda precedente e con il riutilizzo di vari elementi architettonici; i tempi furono piuttosto lunghi e solo nel 1180 furono portati a termine il presbiterio e l’abside. In questo stesso periodo fece costruire anche un monastero femminile nell’area a sud attigua alla chiesa, totalmente soggetto all’autorità del vescovo. Per due secoli le vicende di S. Tomè furono legate a quelle delle suore: dopo una fase iniziale di grande fervore il monastero entrò in crisi e fu soppresso nel 1407. I suoi beni furono incamerati dal vescovo e assegnati ad un mezzadro: la chiesa ebbe una destinazione agricola e l’ex.-monastero divenne la casa del “massaro”. Nel Cinquecento la chiesa fu affidata alla custodia di vari eremiti; quindi, nel 1536, fu venduta alla parrocchia di Almenno S. Salvatore con tutti i beni ad essa pertinenti. Da allora e per oltre quattro secoli il S. Tomè è rimasto ai margini della vita religiosa locale e conteso tra le due parrocchie di Almenno S. Salvatore e S. Bartolomeo; nel 1906 fu affidato definitivamente alla parrocchia di Almenno S. Bartolomeo. Numerosi furono gli interventi sul monumento; i restauri più consistenti furono attuati verso la fine dell’Ottocento a cura dell’Ing, Elia Fornoni.

Il S. Tomè è un monumento romanico a pianta circolare, una rarità per i secoli XI e XII, e ci richiama poche altre chiese , quali il S. Lorenzo di Mantova e il Duomo di Brescia.
E' costituito da tre cilindri sovrapposti, che vanno restringendosi dal basso verso l’alto, costruiti con pietre squadrate e levigate di provenienza locale ( per lo più calcare bianco-rosato, ma anche ceppo del Brembo e arenaria grigio- verde), disposte in corsi abbastanza regolari:
- il cilindro maggiore è ornato da esili semicolonne, disposte a distanza irregolare, che terminano con capitelli variamente lavorati e raccordati tra loro da archetti pensili;
- il secondo cilindro ha lesene a sezione rettangolare, disposte ad intervalli regolari, e archetti pensili;
- la lanterna con quattro eleganti bifore contrapposte che ne sottolineano la leggerezza.
Il presbiterio a pianta rettangolare e l'abside semicircolare sono stati aggiunti più tardi e guardano verso oriente secondo la consuetudine delle chiese antiche: sono costruiti con i medesimi materiali e tecniche della rotonda, ma con un apparato decorativo più ricco, con archetti pensili intrecciati, mensole e fregi in cotto.
Le finestre sono piccole e numerose: sono per lo più monofore a doppia strombatura gradinata; ci sono anche una trifora sul lato nord, due aperture a croci e due circolari nel secondo cilindro. La luce penetra soprattutto attraverso le bifore della lanterna.
La copertura del tempio è in lastre di ardesia.

Si accede al tempio attraverso tre porte:
- la principale guarda  a ponente e ha un portale strombato ad arco, con colonnine e bassorilievi che raffigurano piccoli uomini;
- le altre due porte si trovano sul lato sud: una, attualmente murata, che metteva in comunicazione il monastero con il presbiterio, ha come architrave un blocco di arenaria decorato con archetti a doppio intreccio; l’altra termina ad arco con una leggera strombatura e ha nella lunetta un bassorilievo con S. Tommaso apostolo, patrono della chiesa.

Il cilindro inferiore è costituito da un vano centrale, delimitato da otto colonne monolitiche, e da un ambulacro a corona circolare, coperto da volte a crociera, che poggiano sulle colonne centrali e sulle semicolonne addossate alla parete perimetrale.
Sette nicchie ad arco, che forse erano destinate ad accogliere delle statue, si inseriscono nel perimetro della chiesa a distanze irregolari.
A sinistra dell’ingresso vi é un affresco ancora leggibile, rappresentante una Madonna in trono col Bambino, degli inizi del XVI secolo, che è quanto resta di una decorazione pittorica che doveva coprire altre parti della muratura.
La decorazione della rotonda é prevalentemente di tipo scultoreo: molto belli e splendidamente scolpiti i capitelli delle colonne, come quelli che concludono le mezze colonne e le lesene disposte sulle pareti; alcuni sono ad intreccio o geometrici, tipici del preesistente edificio, altri corinzi e altri ancora figurati, ad esempio con aquile o sirene a doppia coda, simboli dell’immortalità o del peccato. Il linguaggio decorativo di questi capitelli e la loro essenzialità geometrica si ritrovano anche nel Romanico milanese proprio delle chiese di Sant'Ambrogio o Sant'Eustorgio, oltre che in altri monumenti come la Basilica di Santa Giulia.

Per salire al matroneo, ci sono due scale con accessi contrapposti, che sono state ricavate nello spessore del muro perimetrale.
Il matroneo ricalca la struttura del piano inferiore: presenta anch'esso otto colonne e semicolonne, ma più minute e snelle, che creano un corridoio circolare, il deambulatorio: chiuso da un largo parapetto in pietra che sorregge le colonne, si affaccia sul vano centrale del corpo inferiore.
I capitelli di queste colonne dovrebbero risalire al XII secolo: sono diversi uno dall'altro e variamente scolpiti, con una più ricercata fattura stilistica; due rappresentano i simboli dei quattro evangelisti, che richiamano quelli scolpiti sull'ambone romanico della pieve di Almenno San Salvatore, altri sono decorati con foglie d’acanto, con palmette o con teste d’ariete; il più elaborato illustra, in quattro episodi, la storia biblica di Sara e Tobia.
Verso est il matroneo presenta una grande nicchia ad arco ricavata nel muro: nel catino compaiono tracce di un affresco trecentesco che raffigura l'Annunciazione.
Sopra gli archi del matroneo s’innalza la cupola, che presenta, inseriti nella muratura, insoliti archi ribassati, che hanno la funzione di dare stabilità alla parte alta dell’edificio.

La diffusione della luce all'interno della rotonda diventa elemento decorativo teso a esaltare gli apparati architettonici. La proiezione delle ombre create dalle colonne e la scelta della aperture rispondono a un disegno tipico dell'architettura romanica, attenta ai cicli solari nelle diverse stagioni;  qui durante gli equinozi un raggio di sole attraversa la rotonda e colpisce il tabernacolo, creando uno spettacolo affascinante.
Dalla lanterna circolare piove all'interno una luce quasi mistica.
La monumentalità dell'edificio è esaltata dai giochi di luce che la scansione del tempo crea.

 

We are in the area called Agro di Almenno San Bartolomeo (Agro is Latin word for ‘countryside surrounding a town’). It is outside the settled area, but in the past the layout of the Rezia military road passed nearby; here there was most certainly a Roman necropolis, as witnessed by the finding, in 1988, of a tomb dating back to first century b.C., and perhaps a small pagan temple with a rectangular plan, dedicated to the god Silvan.
The beginnings of the church are somewhat obscure. It seems that with the spreading of Christianity in the village of Almenno, a religious aedicule was built in the fifth-sixth century in the area of San Tomè and later on, perhaps in the ninth century, the first circular-based church of San Tomè was built, a fact also confirmed by documents and by the presence of tombs from the same period.
In 975, the Almenno feudal court was donated from the Counts of Lecco to the Bishop of Bergamo, along with the primitive church, which was subsequently abandoned and reduced to a heap of ruins.
It was in 1150 (or thereabouts) that the Bishop decided to rebuild it on the foundations of the previous rotunda and with the same architectural elements; the work continued for quite some time, and the presbytery and the apse were only completed in 1180.
During that same period, the Bishop also had a convent built on the southern side adjacent to the church, which was entirely subject to his authority.
For two centuries, the fortunes of San Tomè went hand in hand with those of the nuns: after an initial phase of great fervour, the convent went through difficult times and was closed in 1407. Its possessions were confiscated by the Bishop and assigned to a sharecropper: the church was then used for farming purposes and the former convent became the home of the “massaro” (old name for farmer).
At the onset of the sixteenth century, the church was entrusted to various hermits; then, in 1536, it was sold to the parish of Almenno San Salvatore along with all of its possessions.
For more than four centuries, S. Tomè remained on the sidelines of the local religious life and was disputed by the two parishes of Almenno S. Salvatore and S. Bartolomeo; in 1906, it was ultimately entrusted to the parish of Almenno S. Bartolomeo.
The monument underwent many repairs; the most consistent renovations date back to the end of the nineteenth century and were realized by the engineer Elia Fornoni.

S. Tomè is a Romanesque monument with a circular plan, extremely rare in the eleventh and twelfth centuries, and calls to mind only very few other churches, such as S. Lorenzo in Mantova and the Duomo in Brescia.
If you abserve it closely, you will notice that it is made up of three cylinders, one on top of the other, becoming narrower from the bottom up, built with squared off and polished stones of local origin (for the most part, pink-white limestone, as well as “ceppo” the typical limestone from the river Brembo and grey-green sandstone), arranged in regular rows:
The larger cylinder is decorated with thin semi-columns, arranged at an irregular distance, which end with variously carved capitals joined together by small hanging arches;
The second cylinder features a pilaster strip with rectangular section, arranged at regular intervals, and small hanging arches;
Finally, the lantern with four elegant opposing double lancet windows, which emphasize its lightness.
The presbytery with rectangular plan and the semi-circular apse were added at a later date. They face the east according to the custom of ancient churches: they were built using the same materials and techniques of the rotunda, but with richer decorations, with small intertwining hanging arches, brackets and friezes in terracotta.
There windows are small and numerous: they are mostly single-lancet windows with double stepped splays; there is also one triple-lancet window on the north side, two cross-shaped openings and two round openings in the second cylinder. Most of the light shines through the double-lancet windows in the lantern.
The temple roof is made of slate slabs.

You can access the temple through three different doorways:
- The main entrance faces west and features an arch-shaped splayed portal, with small columns and bas-reliefs depicting small men;
- The lower cylinder consists of a central room, with eight monolithic columns and an ambulatory with circular crown, covered by cross vaults that rest on the central columns and on the semi-columns set against the perimeter wall.
Seven arch-shaped niches, the original purpose of which was to hold statues, cut into the perimeter walls of the church at irregular distances.
To the left of the entrance, there is a fresco, still visible, depicting a Madonna sitting in the throne with the Christ child, dating back to the beginning of the sixteenth century. This is all that is left of the paintings that once covered other parts of the brick wall.
The rotunda decorations are mainly of a sculptural nature: the column capitals, are indeed  beautiful and splendidly carved, and so are the capitals that finish the half-columns and the pilaster strips arranged along the walls; some are intertwining or geometrical, typical of the pre-existing building, others are Corinthian in style or represent, for example, eagles or double-tailed mermaids, symbols of immortality or of sin. The decorative language of these capitals and their geometric essentiality can also be found in the Milanese Romanesque, featured in the churches of Sant'Ambrogio or Sant'Eustorgio, as well as in other monuments such as the Basilica of Santa Giulia.

There are two staircases with opposing entrances leading to the women’s gallery, carved into the thickness of the perimeter wall.
The Women’s gallery follows the plan of the floor below: it also features eight columns and eight semi-columns, although smaller and slimmer, which create a circular corridor: the ambulatory. This is closed off by a large stone parapet that supports the columns and it overlooks the central area of the ground floor.
The capitals on these columns probably date back to the twelfth century: they are different from one another and are variously carved, in a more refined style; two of them represent the symbols of the four evangelists, which recall the ones sculpted on the Romanesque pulpit of the Pieve di Almenno San Salvatore, others are decorated with acanthus leaves, small palms or ram heads; the most elaborate one depicts, in four episodes, the biblical story of Sarah and Tobias.
To the east, the women’s gallery features a large arch-shaped niche carved into the wall: the conch shows traces of a fourteenth-century fresco depicting the Annunciation.
The cupola stands above the arches of the women’s gallery; it features unusually depressed arches, carved into the wall, their function is to provide stability to the top section of the building.

The diffusion of light inside the rotunda becomes a decorative element and its purpose is to highlight the beauty of the building. The projection of shadows created by the columns and the choice of openings satisfy a typical layout of Romanesque architecture, mindful of the seasonal sun cycle. During the equinox a ray of light travels through the rotunda and falls on the tabernacle, creating an uncanny sight.
And through the circular lantern shines a mystical light.

The solemnity of the building is further enhanced by the light effects created by the time going by.

The other two entrances are on the southern side: one is currently walled up and once joined the convent to the presbytery. It features a block of sandstone decorated with small double-plaited arches as the architrave. The other entrance has an arch with a slight splay, and features a bas-relief of Saint Thomas the Apostle, the Patron Saint of the church, in the lunette.

a cura dell'A.E.R. e del Sistema bibliotecario Area Nord Ovest - BG