San Nicola

San Nicola

La sua nascita è dovuta ad una pestilenza che imperversava negli anni 1483-84: gli Almennesi fecero voto a Dio che avrebbero costruito una "cappella" in onore dei santi Sebastiano e Rocco, tradizionali protettori contro le malattie infettive, se il contagio fosse finito presto, come effettivamente avvenne.
Nel 1485, mentre già si pensava di avviare i lavori, la predicazione del frate agostiniano Alberto da Sarnico convinse la popolazione ad edificare, invece della cappella progettata, una chiesa intitolata a S. Maria della Consolazione e un monastero per gli Agostiniani Eremitani. Il comune donò a fra' Alberto un terreno di 10 pertiche in località "Bastia o Castello" ad Almenno Alto e promise un ulteriore stanziamento di 1.000 ducati d'oro, dopo che si fosse ottenuta l'approvazione dalla Congregazione Lombarda degli Agostiniani.
Con il consenso dei superiori, ottenuto nel 1487, i frati preferirono far sorgere il convento nella contrada della Porta, in un luogo aperto sulla collina di Umbriana. Qui edificarono un primo "Conventino" con cappella e alcune stanze per i religiosi, edificio che è tuttora visibile sulla piazza antistante la chiesa. Più tardi, acquistati con le elemosine raccolte alcuni terreni poco discosti, il 10 agosto 1488 vi fondarono la chiesa ed il monastero di Santa Maria della Consolazione.
I lavori di costruzione si protrassero per diversi anni e si conclusero intorno al 1510. Il monastero venne edificato contemporaneamente, addossato al fianco sud della chiesa, che fu consacrata il 16 novembre 1518.
Nel Cinquecento il complesso di Santa Maria della Consolazione visse il momento più luminoso della sua storia: vi dimoravano stabilmente in media sette frati, dediti alla preghiera, allo studio e alla predicazione. Nei primi decenni del secolo le famiglie più ricche ottennero dai frati di poter avere in chiesa una cappella di famiglia con il relativo sepolcro. Provvidero inoltre, a proprie spese, a realizzare gli undici altari nei fianchi della navata, ingaggiando artisti di talento per abbellirli, e disposero lasciti perpetui a favore delle cappelle laterali per la celebrazione di messe.
La popolazione di Almenno aveva una grandissima devozione per la chiesa. Una "scola", confraternita laica del SS.mo Sacramento, provvedeva al suo buon governo collaborando con i frati, mentre persone di ogni ceto sociale facevano offerte e disponevano lasciti per le opere di culto e per l'abbellimento dell'edificio. Nel volgere di mezzo secolo il monastero si arricchì in modo considerevole, favorito in questo sia dalle esenzioni fiscali concesse dal comune di Almenno e dalle Autorità venete, sia dalle donazioni di terreni, case e denaro, che portarono alla costituzione di un patrimonio fondiario notevole.
Il periodo di splendore raggiunse l'apice negli ultimi decenni del secolo, quando nel 1588 fu avviata la costruzione del prezioso organo Antegnati e venne portato a termine il completamento del campanile.
Nel Seicento il monastero, pur continuando ad essere luogo di preghiera e di meditazione, centro propulsore di fede e di carità, andò gradualmente perdendo in vitalità e fervore. La comunità religiosa ridusse il numero dei frati a non più di cinque. Inoltre, nel corso del secolo, si verificarono alcuni fatti incresciosi che turbarono gravemente lo svolgimento tranquillo della vita monastica. Ciononostante non diminuì la frequentazione della chiesa e non cessarono le donazioni e i lasciti, particolarmente numerosi nel periodo della peste.
Si continuò ad arricchire la chiesa di opere d'arte e di nuovi abbellimenti, non sempre felici negli esiti: ne sono un esempio gli stucchi barocchi della metà del ‘600, che deturpano l'aspetto originario dell'edificio.
Il culto a San Nicola ebbe tale successo che, a partire dalla seconda metà del Seicento, la chiesa stessa cominciò ad essere chiamata con il suo nome. L'antica confraternita del Santissimo Sacramento, trasformatasi in Scuola dei Cinturati, acquistò grande autorità, soprattutto nella gestione di alcuni lasciti e nell'organizzazione delle feste più amate dal popolo.
Nel Settecento, nonostante le condizioni di vita del complesso di Santa Maria della Consolazione non subissero cambiamenti di rilievo, diminuì ulteriormente il numero dei frati presenti nel chiostro. Questo fatto fu la causa della precoce fine dell'istituzione monastica.
La Repubblica Veneta, con il pretesto che non potesse essere garantita una vita accettabile a causa dell'esiguo numero di membri, soppresse il convento di Santa Maria della Consolazione il 3 settembre 1772 insieme con altri piccoli monasteri bergamaschi. Il Governo incamerò i beni e li mise in vendita al miglior offerente con l'obbligo perpetuo per il compratore di occuparsi del decoro della chiesa e delle varie celebrazioni religiose.
Il 2 giugno 1773, il nobile Paolo Defendo Vitalba acquistò il complesso monastico di Almenno con una parte dei terreni, pari a poco più di 30 pertiche.
I Vitalba tennero fede ai propri impegni, gestendo con correttezza morale gli aspetti finanziari ed amministrativi connessi alla loro funzione di custodi.
Dalla fine del Settecento e per quasi tutto l'Ottocento la chiesa fu sempre officiata: vi si celebrava regolarmente la messa tutti i giorni festivi e si festeggiavano con particolare solennità alcune ricorrenze.  Seguì un lungo periodo di decadenza, durante il quale la chiesa fu raramente utilizzata.
Da alcuni decenni Santa Maria della Consolazione è tornata al centro della devozione degli Almennesi, che vi accorrono numerosi ogni volta che vi si svolge qualche funzione religiosa. Grande è anche l'afflusso degli amanti della musica sacra in occasione dei concerti sull'organo Antegnati.

Il complesso di Santa Maria della Consolazione si trova in una posizione incantevole sulla sommità della collina di Umbriana, circondato a est e a sud da vigneti, a ovest dall'antico insediamento della Porta. È costituito da tre corpi di fabbrica:
- la chiesa con la sagrestia del XV secolo;
- il campanile completato sulla fine del XVI secolo;
- il monastero con il chiostro, sempre datato al primi anni del ‘500.
La chiesa è a pianta rettangolare, con presbiterio e con abside poligonale a cinque lati. Esternamente ha una conformazione che richiama le costruzioni a tre navate, con la centrale più alta delle laterali; in realtà è formata da un'unica grande aula, a cui sono addossate delle cappelle laterali. È costruita con conci ben squadrati di calcare bianco-rosato delle antiche cave del torrente Tornago, disposti in file ben allineate. I fianchi e l'abside sono intervallati da lesene che servono da contrafforti (contenimento) alle arcate della navata e alle volte del coro.
La facciata, più elevata del tetto e divisa da sei lesene, è a capanna. Ha un grande portale rinascimentale con timpano triangolare in marmo bianco, architrave e stipiti ornati di tondi in marmo rosso, un rosone centrale e due finestroni laterali "di gusto veneto"; più in alto, dentro le nicchie, sono collocate le statue di San Nicola a destra, di Sant'Agostino a sinistra e al centro, sopra il rosone, quella della Vergine.

L'interno della chiesa è a una sola navata, divisa in sei campate da cinque grandi archi gotici.
Il tetto è formato da un'orditura in legno e formelle originali in cotto affrescate.
Nelle pareti laterali sono inserite sei cappelle per lato, realizzate con archi e volte di copertura a tutto sesto. Sopra di esse corre un matroneo che, in corrispondenza di ogni campata (spazio che si trova fra due o più elementi portanti di una struttura), si affaccia sulla navata con eleganti bifore, costituite da archi a tutto sesto, poggianti su una colonna al centro e su semicolonne poligonali ai lati.
Il pavimento è ancora quello iniziale in cotto, con lastre tombali, alcune delle quali finemente scolpite, disposte davanti ai gradini del presbiterio (1503) e alle cappelle laterali.

Alcune delle decorazioni più significative sono:
- sul lato destro la terza cappella, dedicata alla Santissima Trinità, dove si può ammirare una pala raffigurante la Trinità e Santi, pregevole opera di Andrea Previtali (1517), che si firma sul secondo gradino del trono; la quinta cappella, detta dell'Annunciata, che apparteneva alla ricca famiglia degli Arigetti. Un dipinto cinquecentesco su tela di autore ignoto, racchiuso dentro un'ancona coeva in legno, rappresenta l'Annunciazione; nella lunetta dell'ancona è raffigurato il Padre Eterno con lo Spirito Santo. Sul fianco sinistro della cappella è conservato un affresco dello Sposalizio di Maria Vergine, datato 29 marzo 1537, attribuito alla bottega degli Scipioni di Averara. Sul frontale del quarto pilastro si trova un bel affresco della Madonna col Bambino e offerente, attribuito ad Antonio Boselli (1480-1532), commissionato nel 1518 da un certo Pellegrino Arigetti del Ponte, come recita l'iscrizione sotto l'immagine.
L’ultima cappella, dove non sono mai stati posti altari, si vedono immagini appartenenti ai primi anni di costruzione della chiesa: sul fianco destro sta la Madonna col Bambino tra San Sebastiano e San Rocco; sopra e accanto San Giobbe lebbroso. Altra Madonna col Bambino è raffigurata sulla parete di fondo, in alto, fra due angeli che scostano un tendaggio. In basso, ancora la Madonna col Bambino e nella lunetta sopra la porta della sagrestia una testa di Santo. Il fianco sinistro presenta le seguenti immagini: Madonna col Bambino fra San Nicola e San Giobbe; in alto Sant'Antonio abate, Santa Lucia, San Giobbe; sulla lesena dell'arco un altro San Giobbe lebbroso.

- sul frontale del presbiterio a destra è tuttora presente, inserito nel muro, il tabernacolo (XV secolo) con cornice in marmo e porticina con l'immagine di un angelo che regge il calice; sotto è murata la lapide che ricorda la consacrazione della chiesa. Il presbiterio è stato completamente rimaneggiato nel Settecento; vi compaiono pertanto solo opere di questo secolo. Al centro del coro spicca una grande tela di Antonio Cifrondi (1657-1730) con l'Assunzione della Vergine; ai lati, gli affreschi di Ester davanti ad Assuero e di Giuditta con la testa di Oloferne. Sulle pareti di fianco all'altare altri due affreschi: a destra, Santa Monica piange la partenza di S. Agostino; a sinistra, in una scena simbolica, il Papa dispensa l'acqua della vera dottrina alla Chiesa e S. Ambrogio scaccia le eresie con un flagello. L'aspetto originario dell'interno è stato in parte manomesso da interventi successivi: nei secoli XVII e XVIII i frontali e gli interni di gran parte delle cappelle furono ornati di stucchi, creando gravi danni per gli affreschi. Gli stucchi migliori sono opera dello scultore bergamasco Giovanni Sanz -1787); il matroneo fu interrotto sopra la quinta cappella di destra per collocarvi l'organo e in corrispondenza anche sull'altro lato per sopraelevare la cappella della Beata Vergine della Cintura. Le decorazioni del presbiterio, delle pareti in alto e dei matronei vennero imbiancate al tempo della peste del 1630; è comunque possibile notare molte tracce di decorazione sotto l’intonaco.

- sul lato sinistro la prima cappella, che è attualmente occupata da un confessionale; in antico vi era un altare dedicato a San Rocco con polittico del già citato Antonio Borselli, e statua del Santo firmata dal medesimo artista. Sul fianco destro sono affrescate quattro scene della vita di San Rocco; su quello di sinistra quattro episodi della vita di San Paolo eremita, a cui si richiamano gli Agostiniani Eremitani; sulla parete di fondo si vedono S. Apollonia e altra Santa; nel sottarco gli Evangelisti e S. Agostino; nella volta un frammento di Padre Eterno; sul pilastro di destra San Pietro, su quello di sinistra S.Antonio abate.
La seconda cappella, intitolata a Sant'Anna, è ornata da una tela raffigurante la Sacra Famiglia con i Santi Gioachino e Anna, notevole opera di Francesco da Ponte (1549-1592), detto il Bassano. La vita di S. Anna è narrata anche negli affreschi posti sui fianchi in quattro scene per parte; la sua statua è posta fra gli stucchi del soprastante matroneo.
La terza cappella è dedicata a San Nicola da Tolentino. La statua del Santo è in una nicchia sopra l'altare e in alto sul matroneo. Pregevoli affreschi attribuiti ad Antonio Boselli decorano i fianchi: a destra, Sant'Apollonia e le Mistiche Nozze di Santa Caterina con un gruppo di devote e sul pilastro San Sebastiano; a sinistra la Madonna col Bambino tra due Santi vescovi e sul pilastro San Rocco; sul frontale del terzo pilastro Santo Stefano.
Nella quarta cappella si trova l'altare della Madonna del Buon Consiglio, che è raffigurata su tela protetta da un vetro. Discreti affreschi cinquecenteschi, purtroppo molto rovinati, adornano le pareti.
La quinta cappella, dedicata alla Madonna della Cintura, fu rinnovata nell'anno 1721, quando venne sopraelevata e dotata di altare in stucco con nicchia. Vi è conservata una statua vestita della Madonna col Bambino di gusto settecentesco. Gli affreschi più antichi sono stati abbattuti e sostituiti da decorazioni del Settecento.
La sesta cappella é attualmente senza ancona; in passato vi era l'altare di San Pietro e di San Giovanni Battista con polittico del Boselli. Del medesimo pittore sarebbero le immagine rimaste: San Pietro in cattedra a sinistra; Battesimo di Gesù a destra; quattro Profeti e l'Agnello nel sottarco;
Santo Stefano e San Lorenzo sui fianchi dei pilastri.

 

It was founded because of a plague that was rampant in the years 1483-84: the Almennesi, the inhabitants of Almenno, made a vow to God to build a “chapel”. It was to be built in honor of the saints Sebastian and Rocco, the traditional protectors against infectious diseases, if the infection were to end soon: the plague miraculously ended.
In 1485, plans were already being made to start the works on the chapel, when the preaching of the Augustinian monk Alberto da Sarnico convinced the villagers to build a church in honour of Santa Maria della Consolazione along with a monastery for the Hermits of St. Augustine. The village donated to Friar Alberto a plot of 10 perches in the area of "Bastia o Castello" in Almenno Alto, and promised a further donation of 1,000 golden ducats, after obtaining the approval of the Lombard Congregation of Augustinian Friars.
With the superiors’ consent, in 1487 the monks opted for building the monastery in the area called Porta, an open space on the hill of Umbriana. Here, they built a first “small monastery”, featuring a chapel and a few rooms for the monks, a building that is still visible on the square in front of the church. Later on, after purchasing some land nearby with the alms collected, in August 1488 they founded the church and the monastery of Santa Maria della Consolazione.
The construction of the church lasted for several years, and they were completed around 1510. The monastery was built at the same time, set against the southern side of the church, which was consecrated on November 16, 1518.
The complex of Santa Maria della Consolazione reached its acme during the sixteenth century: an average of seven monks lived here permanently, dedicating their time to praying, studying and preaching. In the first decades of the century, the richer families were allowed by the monks to have a family shrine, with relevant sepulchre inside the church. These families financed the building of   the eleven altars at the side of the nave, employing talented artists for their decorations, and left perpetual legacies in favor of these shrines for the celebration of Holy Mass.
The population of Almenno was extremely devoted to the church. A "scola", a secular confraternity of the Blessed Sacrament, arranged for its proper management in cooperation with the monks, while people of every social class gave offerings and arranged for bequests for religious works and for the embellishment of the building. Within half a century, the monastery became considerably rich, favoured by both the tax exemptions granted by the village of Almenno and by the Venetian Authorities, and by the donations of land, houses and money, which led to the establishment of substantial land properties.
The period of splendour reached its climax during the last decades of the century when, in 1588, construction began of the precious Antegnati organ, and when the bell tower was finally completed.
The monastery continued to be a place of prayer and meditation and a driving force of faith and charity. However, in the seventeenth century it gradually lost vitality and zeal. The religious community cut down the number of monks to a maximum of five. In addition, during the course of the century certain regrettable incidents took place that seriously disturbed the otherwise uneventful  life of the monastery. Nevertheless, the church continued to be attended and the donations and bequests continued  to pour in, especially during the plague.
The church continued to be embellished with works of art and new decorations, however not always successfully. An example of this were the baroque stuccos dating back to the middle of the seventeenth century, which ruined the original look of the building.
In the second half of the seventeenth century, the worship of Saint Nicholas became so widespread that the church itself took on his name. The ancient Confraternity of the Blessed Sacrament, which turned into the Scuola dei Cinturati, thus became quite powerful, especially in the management of certain bequests and in the organization of the most popular feasts.
Despite the fact that living conditions in the complex of Santa Maria della Consolazione did not change significantly, in the eighteenth century the number of monks living in the cloister was further reduced. This led to the early demise of the monastery.
Under the pretext of not being able to guarantee an acceptable life due to the limited number of members, the Venetian Republic closed down the monastery of Santa Maria della Consolazione on September 1772, along with other monasteries in the province of Bergamo. The government confiscated their possessions and put them up for sale to the highest bidder, the buyer being required to take care of the church’s decoration and of the various religious celebrations.
On June 1773, the aristocrat Paolo Defendo Vitalba purchased the monastery facilities of Almenno along with part of the land, equal to slightly more than 30 perches.
The Vitalbas stood by their obligations, managing with honesty the financial and administrative aspects associated with their role of custodians.
From the end of the eighteenth century and for almost all of the nineteenth century, the church was kept open: Holy Mass was held regularly on Sundays and Holy Days, and the celebrations on certain feasts were particularly solemn.
There followed a long period of decadence, during which the church was only rarely used.
In recent decades, Santa Maria della Consolazione has become once again the focus of the Almennesi’s devotion, as they flock in large numbers for all religious functions held at the church. Religious music lovers also turn up in large groups for the concerts with the Antegnati organ.

The complex of Santa Maria della Consolazione is located in an enchanting position, at the top of the Umbriana hill, surrounded by vineyards on the east and by the ancient settlement of Porta on the west. It consists of three separate buildings:
- The church with the fifteenth century sacristy;
- The bell tower, completed towards the end of the sixteenth century;
- The interior of the church features a single nave divided into six spans with five large gothic arches.
The roof consists of a wooden framework and original tiles in frescoed terracotta.
In the side walls, we can see six chapels per side, made with round arches and vaults. A women’s gallery runs above these walls. At each span (space between two or more load-bearing elements of a structure), the gallery looks onto the nave with elegant double-lancet windows, consisting of round arches resting on a column in the middle and on polygonal half-columns at the sides.
The floor is still in the original terracotta, with tombstone slabs, some of them finely carved, arranged in front of the presbytery steps (1503) and of the lateral chapels.The monastery with cloister, also dating back to the beginning of the sixteenth century.
The church features a rectangular plan, with a five-sided polygonal presbytery and apse. On the outside, its shape calls to mind churches with three naves, with the central nave higher than the two aisles; it actually consists of a single large hall, with adjoining chapels. It is built with well squared off ashlars of pink-white limestone from the ancient quarries of the Tornago stream, arranged in perfectly aligned rows. The sides and the apse feature spaced out pilaster strips that serve as buttresses (containment) for the nave arches and the choir vaults.
The façade, higher than the roof and divided by six pilaster strips, is hut-shaped. It has a large renaissance portal with a triangular tympanum in white marble, an architrave and jambs decorated with red-marble rounds, a central rose window and two large side windows following the  “Venetian” style; higher up, inside the niches, we can see the statues of Saint Nicholas on the right, Saint Augustine on the left and the Virgin Mary in the middle, above the rose window.

The interior of the church features a single nave divided into six spans with five large gothic arches.
The roof consists of a wooden framework and original tiles in frescoed terracotta.
In the side walls, we can see six chapels per side, made with round arches and vaults. A women’s gallery runs above these walls. At each span (space between two or more load-bearing elements of a structure), the gallery looks onto the nave with elegant double-lancet windows, consisting of round arches resting on a column in the middle and on polygonal half-columns at the sides.
The floor is still in the original terracotta, with tombstone slabs, some of them finely carved, arranged in front of the presbytery steps (1503) and of the lateral chapels.

Description of the most important decorations:

- on the right side, the third chapel, dedicated to the Holy Trinity, where you can admire an altarpiece depicting the Trinity and Saints, a valuable work by Andrea Previtali (1517), who signed it on the second step to the throne; the fifth chapel, called the Annunciata, belonged to the rich Arigetti family. A sixteenth-century painting by an unknown artist, enclosed in a wooden altarpiece of the same period depicts the Annunciation; the lunette in the altarpiece depicts God the Father with the Holy Spirit. To the left of the chapel a fresco of the Marriage of the Virgin Mary, dated March 29, 1537, attributed to the studio Scipioni of Averara.
On the front of the fourth pillar, you can see a beautiful fresco of Our Lady with Baby Jesus and donor, attributed to Antonio Boselli (1480-1532), and commissioned in 1518 by a Pellegrino Arigetti del Ponte, as indicated in the inscription underneath the image.
The last chapel, where an altar was never placed, you can see images belonging to the first years when the church was built: on the right a Madonna with Baby Jesus, between Saint Sebastian and Saint Rocco; above Saint Job the Leper. Another Madonna with Baby Jesus is depicted on the background wall, on top, between two angels who are drawing open a curtain. Below, the Madonna with Baby Jesus once again, and in the lunette above the sacristy door, the head of a Saint. The left side features the following images: Virgin Mary with Infant Jesus between Saint Nicholas and Saint Job; above Saint Anthony the Abbot, Saint Lucy, Saint Job; on the pilaster strip of the arch, another Saint Job the Leper.

- presbytery area, to the right, it is still possible to see, recessed into the wall, the fifteenth century tabernacle with a marble frame and a small door with the image of an angel holding the chalice; below is a tablet commemorating the consecration of the church. The presbytery was completely renovated in the eighteenth century; consequently, it only holds works of art belonging to that century. In the middle of the choir a large painting by Antonio Cifrondi (1657-1730) stands out, depicting the Assumption of the Virgin Mary; at the sides, the frescoes illustrating Esther standing in front of Assuero and Judith holding Oloferne’s head. On the walls at the side of the altar, you will notice two other frescoes: on the right, Saint Monica grieves over the departure of Saint Augustine; on the left, in a symbolic scene, the Pope dispenses the water of the true doctrine of the Church and Saint Ambrose drives away heresies using a scourge. The original look of the interior was partially tampered with during subsequent repairs; in the seventeenth and eighteenth centuries, the fronts and the interiors of most chapels were decorated with stuccos, which proved to be extremely damaging to the frescoes. The best stuccos were by Giovanni Sanz (1702-1787), a Bergamasque sculptor; - the women’s gallery was cut off above the fifth chapel on the right in order to make room for the organ, as well as on the other side to raise the chapel of the Virgin Mary of the Belt. The decorations of the presbytery, of the walls at the top and of the women’s galleries were whitewashed during the plague of 1630; however, you can still see many traces of the decorations underneath the plaster.

- on the left side, the first chapel, which currently houses a confessional, in former times had an altar dedicated to Saint Rocco with a polyptych by the aforementioned Antonio Boselli, and a statue of the Saint signed by the same artist. On the right side, a fresco of four scenes from the life of Saint Rocco; on the left side, four episodes from the life of Saint Paul the Hermit, the followers of whom were the Agostiniani Eremitani; on the background wall, you can see Saint Apollonia and another Saint; in the intrados, the Evangelists and Saint Augustine; in the vault, a fragment of God the Father; on the right pillar Saint Peter, on the left pillar Saint Anthony the Abbot.
The second chapel, dedicated to Saint Anne, is decorated by a painting of the Holy Family with the Saints Anne and Joachim, a valuable work by Francesco da Ponte (1549-1592), called il Bassano. Saint Anne’s life is also narrated in the frescoes at the sides, in four scenes per side; her statue is placed between the stuccos of the women’s gallery above.
The third chapel is dedicated to Saint Nicholas from Tolentino. The statue of the Saint is inside a niche above the altar and above the women’s gallery. Valuable frescoes attributed to Antonio Boselli decorate the sides: on the right, Saint Apollonia and the Mystical Nuptials of Saint Catherine with a group of devotees and Saint Sebastian on the pillar; on the left, the Virgin Mary with Baby Jesus between two Bishop Saints and on the pillar Saint Rocco; on the front of the third pillar, Saint Stephen.
In the fourth chapel, you can see the altar of Our Lady of Good Counsel, depicted in a glass-protected painting. Modest sixteenth-century frescoes, unfortunately very much in ruin, decorate the walls.
The fifth chapel, dedicated to Our Lady of the Girdle, was restored in 1721, when a floor was added to it along with a stucco altar with a niche. This niche holds a dressed statue of Our Lady with Infant Jesus, in an eighteenth-century style. The oldest frescoes were removed and replaced with eighteenth-century decorations.
The sixth chapel is currently without an altarpiece; in the past, it held the altar of Saint Peter and of Saint John the Baptist with a polyptych by Boselli. The remaining images are attributed to the same artist: Saint Peter on the throne; the Baptism of Jesus on the right; four Prophets and the Lamb of God in the intrados; Saint Stephen and Saint Lawrence on the sides of the pillars.

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