Madonna del Castello

Madonna del Castello

Il Santuario della Madonna del Castello è, in realtà, un complesso monumentale, costituito da tre chiese di diverse epoche: sono stati edificati in successione, rispetto al sagrato attuale, il santuario di Santa Maria di Castello del XVI secolo, la chiesa della Pieve di San Salvatore della fine del IX secolo e, sotto questa, una cripta del VII-VIII secolo.
Il territorio su cui sorge questo complesso, è stato occupato dai Romani e dai Longobardi per la sua posizione strategica a picco sul fiume Brembo.
Inoltre, nell’area a destra della chiesa, sono stati ritrovati i resti di una villa romana di età augustea (1-14 d.C.) ed un altare dedicato al dio Silvano, attualmente conservato nel museo archeologico di Bergamo.
L’importanza geografica del luogo e i ritrovamenti archeologici fanno pensare che Almenno fosse una corte posseduta personalmente dall’imperatore romano.
Successivamente alla caduta dell’impero, i re barbari che conquistarono il territorio, continuarono ad avere stretti rapporti con Almenno; in particolare usarono la villa romana come loro sacro palazzo.
Questo edificio, oltre a servire saltuariamente come residenza del sovrano , era il luogo di controllo civile, militare ed economico di tutto il territorio circostante. In questo palazzo, di cui ora rimangono solo numerosi resti di pavimenti e tegoloni, soggiornò il re Astolfo, di cui abbiamo testimonianza in un documento del 775 d.C.
Attigua al sacro palazzo vi era sicuramente la cappella palatina, un luogo di culto dedicato al Santo Salvatore.
Percorrendo la strada ghiaiosa alla destra della chiesa e sporgendosi cautamente dal muretto, è  possibile individuare sulla parete in basso a sinistra un accesso alla cappella, oggi  murato.
La cappella palatina sorgeva sull’area dove si trova la cripta, e alcuni studiosi concordano nel sostenere che parte dei muri perimetrali della cripta coincidono con quelli originali della cappella palatina.

Cripta: accediamo alla chiesa plebana, o Pieve di San Salvatore, attraverso una porta situata alla destra del tempietto posto in corrispondenza dell’altare del Santuario; da qui, attraverso due scalette che si trovano nelle navate laterali, è possibile raggiungere il piano di calpestio dell’antica cappella palatina. Agli inizi del X secolo, dopo le dominazioni longobarda e franca, la corte di Almenno passa sotto il dominio dei Conti di Lecco, che decidono di fortificare tutta l’area attorno al loro palazzo, cingendola di mura. La fortificazione interessa anche la cappella che si trovava sul perimetro delle mura, causandone la trasformazione: la cappella diventa cripta e sopra di essa viene realizzata una nuova chiesa che visiteremo poi più in dettaglio.
La cripta  è lontana dalle tipologie di una struttura longobarda: si tratta di un edificio a pianta rettangolare, diviso a metà da una fila di 4 colonne che sostengono la copertura a volte irregolari a crociera. Si può notare che tre dei quattro capitelli sono elementi di recupero di epoca romana.
In origine questa zona era illuminata da tre strette finestrelle, quella centrale murata dietro l’affresco della Crocifissione, mentre i due “oculi” che si notano sulla parete est, sono stati realizzati nel 1702. Il pavimento è dei primi decenni del 1600, così come la decorazione barocca della cripta e l'altare con tela di Andrea Zambelli (1614), che era dedicato alla Visitazione. Attualmente il dipinto è stato rimosso perchè si è preferito lasciare in vista un affresco di Cristo Crocefisso tra la Madonna e San Giovanni, risalente al XIV secolo.
L’affresco reca la scritta latina: "Mariae Virginis et Sanctae Crucis Continet …" perché in questo luogo si conservava una colomba metallica contenente le reliquie della Vergine e della croce.
Rispetto all’altare, sulla parete di destra sono ancora visibili alcuni affreschi rappresentanti San Bartolomeo, Santo Stefano e l’Annunciazione del XIV secolo.

Pieve di San Salvatore: quella di Almenno è una delle più antiche e meglio conservate chiese della Diocesi di Bergamo. La pieve era una chiesa a cui venivano affidati i compiti pastorali propri della parrocchia, quali l’amministrazione dei sacramenti e la riscossione delle decime; si estendeva su un territorio molto vasto, che comprendeva le Valli Imagna, Brembilla e Brembana fino a S. Pellegrino Terme compreso.
Inoltre, a riprova della grande importanza religiosa di questa chiesa, si sa che già dal X secolo, attigua alla pieve di San Salvatore, sorgeva la canonica di Almenno.
L’edificio della Pieve possedeva una struttura molto diversa da quella attuale. Le uniche parti in muratura dovevano essere l’accesso al presbiterio e la facciata; non esistevano gli archi laterali, ma semplicemente dei pilastri alti 7 metri, che ora si possono notare inglobati nella struttura del pilastro. Sopra di essi erano appoggiate le travi che percorrevano orizzontalmente la chiesa fino ad inserirsi rispettivamente nella facciata e nell’alzato del presbiterio. Sulle medesime travi si poggiava il tetto a capanna; il tutto secondo uno stile definito “Preromanico”. In facciata tre archi enormi, in corrispondenza delle tre navate, davano l’accesso alla chiesa (potete ancora notarli grazie alle incisioni sulla controfacciata), mentre all’esterno sono stati trovati dei resti di un portico, detto anche nartece, che oltre a proteggere l’edificio dalle intemperie era il luogo dove sostavano i peccatori pubblici, nonché i cristiani non battezzati o catecumeni. L’importanza del sacramento del Battesimo è testimoniata anche dal ritrovamento dei resti di una vasca battesimale nella navata destra, sotto l’attuale pavimentazione.
Alla fine del 1100, in pieno periodo Romanico, per dare maggiore stabilità all’edificio, i pilastri vennero incorporati in altri più massicci e collegati fra di loro con arcate longitudinali a tutto sesto. Contemporaneamente fu sopraelevata la navata centrale e venne realizzata la copertura con volte a crociera del presbiterio; inoltre la chiesa venne abbellita con decorazioni ad affresco.
I dipinti più antichi ( inizio X secolo) si trovano sul frontale del presbiterio e raffigurano delle croci policrome (altre croci sono visibili anche sulle pareti delle navate laterali)
Le pitture di maggiore importanza riguardano l’area del presbiterio:
- al centro è possibile ammirare una rappresentazione del Cristo Pantocratore, ovvero sovrano, con attorno i simboli degli evangelisti Matteo e Giovanni del XII secolo; nel lunettone di sinistra é rappresentata una Madonna con gli Apostoli (XII secolo), mentre nelle nicchie laterali sono raffigurati affreschi della fine del Trecento: a destra l'Annunciazione, un apostolo e San Giovanni Battista, a sinistra il Pantocratore e Sant’ Antonio Abate.
- sui pilastri di sinistra troviamo invece tre affreschi: un santo domenicano, una Madonna con Gesù bambino e San Bartolomeo (del XV secolo) e Santa Caterina d'Alessandria (del XIV secolo); sui pilastri di destra due Madonne risalenti al XVI secolo.
Nel 1150 circa fu collocato nella navata sinistra un meraviglioso ambone o pulpito, realizzato in pietra arenaria, unico nel suo genere per l’area bergamasca: sul fronte sono scolpiti i simboli dei 4 evangelisti e su di un lato scene di caccia. Secondo la tradizione, vi avrebbero predicato San Bernardino da Siena e San Carlo Borromeo.
Nella prima metà del ‘300 a causa dell’affievolimento dell'interesse del vescovo e della nascita di nuove parrocchie che reclamavano la loro autonomia, la plebania si disgregò e la canonica decadde.
Nel 1443, in seguito alla distruzione del borgo di Lemine Inferiore per le lotte tra Guelfi e Ghibellini, l'antica chiesa plebana venne abbandonata. La popolazione di Lemine Superiore provvide a dotarsi di una nuova chiesa dedicata a S. Salvatore, costruita nella parte alta del paese; ad essa furono trasferiti tutti gli onori e gli oneri dell'antica pieve.
L’abbandono del borgo aumenta l’incuria della chiesa; pertanto, agli inizi del 1500, viene addossato alla facciata principale un contrafforte in corrispondenza di una profonda crepa che ne minacciava l’integrità.
La cronaca dell’epoca racconta che il contrafforte fu trovato spostato di un metro e mezzo per lasciare intravedere un affresco della Madonna col Bambino che era rimasto coperto: era il 26 aprile 1506.
L'evento miracoloso viene citato anche negli Atti della Visita Apostolica di San Carlo Borromeo, avvenuta nel 1575. Il racconto della sua visita è la testimonianza più antica dell'avvenimento, sulla cui autenticità non vi è il più piccolo dubbio.
Questo prodigio, che suscitò grande devozione negli abitanti di Almenno, attirò abbondanti elemosine che consentirono, nell’arco di alcuni decenni, la realizzazione di una nuova chiesa,  consacrata nel 1590.

Santuario: si tratta di un edificio a pianta rettangolare, composto da una sola navata, a sua volta divisa in quattro campate da tre archi gotici.
L'altare maggiore, addossato alla facciata dell'antica chiesa plebana, è sovrastato da uno splendido tempietto rinascimentale a pianta ottagonale, dei primi decenni del ‘500, con balaustra e otto colonne in marmo, che reggono archi decorati con figure di Patriarchi e di Profeti. Più in alto, sul tamburo ottagonale sono affrescate le Sibille, forse opera dell’artista Andrea Previtali. Il tempietto è dipinto anche internamente con episodi della Vita della Madonna, attribuibili al pittore Antonio Boselli.
Sull'altare è posto l'affresco miracoloso di datazione romanica, che rappresenta la Vergine in piedi con in braccio Gesù Bambino. Il dipinto, del quale furono ritoccati i visi agli inizi del ‘900, é oggetto di un restauro che dovrebbe riportarlo ai tratti originari. Attorno a questa immagine, nel XVI secolo, sono stati dipinti angeli musicanti e scene dell'Adorazione dei Magi, a sinistra, e la Madonna con Gesù bambino e San Giovannino, a destra.
Sopra il tempietto, sulla parete di fondo del santuario, è raffigurata l'Incoronazione della Vergine. A destra è possibile vedere, entro una serie di riquadri, alcuni episodi della Vita di Cristo del XVI secolo: questa decorazione é interrotta e in parte nascosta dalla cassa dell'organo, che fu inserita verso la metà del Settecento, e dagli stucchi della cappella laterale destra. Anche la parete di sinistra avrebbe dovuto essere decorata con affreschi, ma mancarono i fondi per completare l'opera.
Agli inizi del XVII secolo si provvede a creare nella seconda campata due cappelle, dedicate rispettivamente a San Giovanni Battista e a San Carlo Barromeo con nuovi altari, stucchi e quadri realizzati dal pittore Gian Paolo Cavagna. Due altari più antichi si trovavano inizialmente sulla parete di fondo ai lati del tempietto. La facciata é liscia di linee cinquecentesche, con copertura a capanna. All'inizio vi si accedeva attraverso il portale centrale con timpano e semicolonne, sulla cui architrave compare la dedicazione latina: ECCE REGINA MUNDI, ossia Ecco la Regina del mondo, seguita dall’anno di realizzazione 1578. Nel secolo scorso furono aperte ai lati altre due porte d’accesso.

 

The Shrine of Madonna del Castello is actually a monumental complex consisting of three churches belonging to three different periods: starting from the square, the sixteenth-century shrine of Santa Maria di Castello, the Pieve of San Salvatore – end of the ninth century – and, below this, a crypt dating back to the seventh or eighth century.
The territory on which this complex stands was occupied by the Romans first and then by the Longobards, because of its strategic position, on a cliff over the river Brembo. 
In addition, in the area to the right of the church, you will see the remains of a Roman villa from the Augustan Age (1-14 b.C.), as well as an altar dedicated to the god Silvan, currently at the Archeological Museum of Bergamo.
The geographical relevance of the location and the archeological findings suggest that Almenno was indeed a court personally owned by the Roman Emperor.
After the fall of the Empire, the Barbarian kings who conquered the territory used the Roman villa as their sacred palace, thus bearing evidence to the importance of Almenno.
In addition to being used occasionally as the king’s residence, the building became the centre of the civil, military and economic control of the entire surrounding territory. King Astolfo once stayed in this palace, of which only the remains of floors and large tiles are still visible, as recorded in a document dated 775 d.C.
The palatine chapel, a place of worship dedicated to the Saviour, was without doubt adjacent to the sacred palace.
If you walk along the gravel road to the right of the church and carefully lean over the small wall, you will see the doorway to the chapel on the wall at the bottom left, today walled up.
The palatine chapel stood on the area where the crypt is located, and some scholars claim that part of the perimeter walls of the crypt coincide with the original walls of the Palatine Chapel.

Crypt: through a doorway located to the right of the small temple of the Shrine we can access to the Pieve and than, down two small stairs in the aisles, you will reach the walking surface of the ancient Palatine Chapel.At the onset of the tenth century, after the Longobard and Frank rules, the Court of Almenno fell under the rule of the Counts of Lecco, who decided to fortify the entire area around their palace, enclosing it inside walls. The fortification also modified the chapel located at the perimeter of the walls: the chapel became a crypt, and a new church was built over this. We will visit the church in more detail later on.
The crypt we are looking at is far removed from the typical Longobard structures: it consists of a building with a rectangular plan, with a row of 4 columns in the centre that support the roof with irregular cross vaults. You will notice that three of the four capitals are recycled elements dating back to the Roman age.
Originally, the light came through three narrow windows, the central one, now walled up, behind the Crucifixion fresco, and the two oculi that you can see on the east wall, which were built in 1702. The floor dates back to the first decades of the 1600s, as the baroque decoration of the crypt and the altar with a painting by Andrea Zambelli (1614), dedicated to the Visitation. The painting was removed so as to expose a fresco of the Crucified Christ between the Madonna and Saint John, dating back to the fourteenth century.
The fresco bears the Latin inscription: "Mariae Virginis et Sanctae Crucis Continet …" because this is where a metal dove was kept containing the relics of the Virgin Mary and of the cross.
As regards the altar, on the wall to the right you can still see some frescoes representing Saint Bartholomew, Saint Stephen and a fourteenth-century Annunciation.

Pieve: Pieve di San Salvatore is one of the oldest and best-preserved churches in the Diocese of Bergamo. In the Middle Ages, a pieve was a rural church to which parish pastoral duties were assigned, such as administering sacraments and collecting tithes; it occupied a very large territory that included the Imagna, Brembilla and Brembana Valleys, up to and including S. Pellegrino Terme.
In confirmation of the great religious relevance attributed to this church, we know that, in the tenth century, the vicarage of Almenno stood next to the Pieve di San Salvatore.
The Pieve original building featured an entirely different structure from the current one. The only parts in brickwork were to be the access to the presbytery and the façade. There were no lateral arches but seven metre-high pillars, which you can now see incorporated into the pillar structure. Beams rested on these pillars and crossed the church from the façade to the presbytery elevation. The hut-shaped roof rested also on these beams, in a style called “Pre-Romanesque”. The façade features three huge arches, where the nave and the two aisles are, that used to be the entrance to the church (you can still see these on the counter-façade), while the remains of a portico, also called a narthex, were found on the outside. In addition to protecting the building against bad weather, the portico was also the place where public sinners stood, along with non-baptized Christians or catechumens. The importance of the sacrament of the Baptism is also confirmed by the finding of the remains of a baptismal font in the right aisle, underneath the current flooring.
At the end of the 1100s, in the midst of the Romanesque age, to make the building more stable, the pillars were incorporated into sturdier pillars and connected one to the other by means of longitudinal round arches. At the same time, the central aisle was raised and the cross vault covering of the presbytery was built. In addition, the church was decorated with frescoes.
The oldest paintings (from the beginning of the tenth century) are found on the front of the presbytery and depict polychromatic crosses (other crosses are also visible on the walls of the aisles).
The more valuable paintings are in the presbytery area:
In the middle, you can admire a representation of the Christ Pantocrator (which means “the sovereign”), surrounded by twelfth-century symbols of the evangelists Matthew and John; in the lunette on the left, a representation of Our Lady with the Apostles (twelfth century), while in the side niches frescoes dating back to the end of the fourteenth century; on the right the Annunciation, an Apostle and Saint John the Baptist, on the left the Pantocrator and Saint Anthony the Abbot.
On the pillars to the left, we can see three frescoes: a Dominican Saint, a Madonna with the baby Jesus and Saint Bartholomew (fifteenth century); Saint Catherine from Alessandria (fourteenth century); on the pillars to the right we can see two Madonnas dating back to the sixteenth century.
Around 1150, a beautiful pulpit was added to the left aisle. Made in sandstone, it is the only one of its kind in the province of Bergamo: on the front, carved symbols of the 4 evangelists, on the side hunting scenes. According to tradition, Saint Bernardino from Siena and Saint Carlo Borromeo both preached here.
In the first half of the fourteenth century, due to the Bishop’s waning interest and to the founding of new parishes that demanded their independence, the plebania (the medieval administrative power of a rural church) broke up and the vicarage fell into disuse.
In 1443, following the destruction of the village of Lemine Inferiore brought about by the conflicts between Guelfi and Ghibellini, the ancient chiesa plebana was abandoned. The inhabitants of Lemine Superiore built a new church dedicated to San Salvatore (the Saviour), in the upper part of the village: all honours and burdens of the ancient “pieve” were transferred to the new church.
The old church was further neglected after the village was abandoned: consequently, at the onset of the sixteenth century, a buttress was propped up against the main façade because of a deep crack that threatened its integrity.
The chronicles of that period tell of a miraculous event: on 26th April 1506, the buttress moved by one and a half metres to uncover a fresco of the Madonna with the Infant Jesus.
The miracle was also mentioned in the Acts of the Apostolic Visit of Saint Carlo Borromeo in 1575. The story of his visit is the oldest account of the event, the authenticity of which is not doubted in the least.
This miracle, which kindled great devotion in the inhabitants of Almenno, also attracted generous alms that made it possible, in the span of a few decades, to build a new church which was consecrated in 1590.

Shrine of Madonna del Castello:
This building has a rectangular plan, consisting of only one nave, which in turn is divided into four spans with three gothic arches. A small but beautiful renaissance temple with octagonal layout, dating back to the first decades of the sixteenth century, featuring a balustrade and eight marble columns that support decorated arches with images of Patriarchs and Prophets, towers above the high altar, which is set against the façade of the ancient chiesa plebana. Above this, you can see a fresco on the octagonal tambour depicting the Sibyls, perhaps a work by the artist Andrea Previtali. The interior of the small temple is also decorated with episodes from the Life of the Virgin Mary, attributed to the painter Antonio Boselli. On the Altar, you can see the fresco that was discovered miraculously. It dates back to the Romanesque period, with a standing Virgin Mary holding the Infant Jesus in her arms. The painting was partially restored in the early 1900s (the faces), and it is currently being subjected to a restoration that should bring it back to its original condition. In the sixteenth century, musician angels and scenes from the Adoration of the Magi, on the left, and Our Lady with Baby Jesus and Saint Giovannino, on the right, were painted around this image. The Crowning of the Virgin Mary is depicted above the small temple, on the background wall of the shrine. On the right you can see, in a series of panels, episodes from the Life of Christ dating back to the sixteenth century: this decoration is interrupted and partially hidden by the organ case, which was added in the middle of the 1700s, and by the stuccos of the shrine on the right. The intention was to have the wall on the right frescoed, but unfortunately the funds ran out and the work was not completed. At the beginning of the seventeenth century, two chapels were built in the second span, dedicated to Saint John the Baptist and Saint Carlo Borromeo respectively, featuring new altars, stuccos and paintings by the artist Gian Paolo Cavagna. Two older altars were initially located on the background wall, at the sides of the small temple.

The façade is smooth, in sixteenth-century style and has a hut-shaped roof. Initially, the only entrance was the main portal, with a tympanum and half-columns. On the architrave we can see the following Latin inscription: ECCE REGINA MUNDI, (Here is the Queen of the World), followed by the year in which it was built, 1578. The other two doorways at the sides were opened last century.

 

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